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Alghero, Merckx ed il Giro di Sardegna
Un altro Aru, Fabio, protagonista del ciclismo italiano.
Un altro Aru, Fabio, protagonista del ciclismo italiano. L'atleta sardo ha vinto oggi una tappa del Giro d'Italia staccando tutti in salita alla Pantani ed è tra i primi, quarto, nella classifica generale.
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Mannoni |
Dopo questa vittoria non sono pochi coloro che guardano a lui come un possibile protagonista del ciclismo italiano dei prossimi anni.
Il primo Aru, Ignazio, fu un buon ciclista degli anni 50-60, e nel Giro di Sardegna del 1958, il primo della serie lanciato dall'organizzatore cagliaritano Franco Pretti, ci fece per un attimo sognare con l'altro forte corridore sardo Giovanni Garau, ma quel Giro lo vinse niente meno che il mitico corridore belga Rik Van Looy.
Pretti in quegli anni costituì in Sardegna l'Audax con i migliori ciclisti sardi di quel momento: Ignazio Aru, Natale Pau, Francesco Musa e Giovanni Garau e il Giro di Sardegna fu per un lungo periodo una importante classica internazionale con la presenza di tutti i campioni del momento.
Il Giro di Sardegna durò dal 1958 al 1983 e fu vinto da grandi campioni come il citato Van Looy, che in Sardegna si allenava con la sua squadra attratto dal suo mite clima, Pambianco, Adorni, Anquetil,, Merckx, Basso, De Wlaaeminck, Maertens, e Saronni. Ricordo, non vorrei sbagliare l'anno, la grande emozione che provai proprio nel 1958 a San Gavino Monreale al solo posare la mia mano di dodicenne sulla schiena di Gastone Nencini alla partenza di una tappa.
La città di Alghero fu ovviamente una tappa obbligata del Giro di Sardegna. Quando fu asfaltata, nei primi degli anni '60, la salita del colle El Tro' e con essa l'attuale via della Resistenza, la stessa Alghero fu sede di un circuito di gara nel quale i migliori ciclisti del mondo si diedero battaglia più volte .
Ricordo in proposito un episodio (una tappa del Giro di Sardegna o forse una importante kermesse ciclistica) cui assistetti stando comodamente affacciato nella mia casa di Piazza della Mercede con finestre sulla via Giovanni XXIII: un giovanissimo e già promettente corridore, un certo Eddy Merckx, non so se mi spiego, forò la ruota e dovette inseguire il gruppo per due o tre giri. Rammento che, nel vederlo sfrecciare tutto solo lungo la via Giovanni XXIII per poi voltare in discesa nella via XX Settembre, lo paragonai ad una motocicletta, tanta era la sua velocità e la sua posizione aerodinamica in sella. Per dirla come l'ineguagliabile Sergio Zavoli, quando passava lui era come se i rumori di sottofondo si attenuassero d'un colpo perché potesse udirsi solo il sibilo di quell'ineguagliabile atleta mentre fendeva l'aria.
Uno spettacolo, quello del giovane Mercks inseguitore, che avrei citato, da Assessore regionale ad interim allo sport, agli organizzatori del Giro d'Italia in una bella serata di maggio del 2007 nella sala convegni della chiesa di San Francesco ad Alghero, nella quale la Regione presentava una delle tre tappe volute allora dalla giunta regionale, la Tempio - Bosa che sarebbe transitata ad Alghero. Merckx fu davvero un ciclista-motocicletta, come pensai allora, e vinse poi tutto ciò che si poteva vincere e lo fece non una ma varie volte. Per fermarci al Giro di Sardegna il grande ciclista fu vincitore addirittura in quattro edizioni, 1968, 1971, 1973 e 1975.
Ignazio Aru, dunque, con la sua impresa di oggi al Giro d'Italia ha generato in me questi vivi ricordi del ciclismo del passato in Sardegna. Per un attimo ho messo da parte tutto il vociare delle elezioni europee e di quelle comunali di questo periodo, in primis Alghero e Sassari.
Lo sport, sopratutto il ciclismo, genera queste forti emozioni e riesce ad attenuare, per un attimo ed è giusto che così sia, le tensioni politiche e sociali del momento. Come non dimenticare, in proposito, l'impresa di Gino Bartali sulle montagne del Tour de France nel luglio del 1948 che riuscì a stemperare quel clima da guerra civile generato in Italia dall'attentato a Togliatti del 14 luglio 1948.
Un grande in bocca al lupo a Fabio Aru e alla nostra Sardegna che chissà che non possa riavere, un giorno, il suo bel Giro di Sardegna, con Alghero sede di tappa e base per gli allenamenti invernali delle squadre, con tutti i più grandi campioni a far sognare i più giovani ed a generare, in chi certe emozioni ha già vissuto, questi teneri e partecipati ricordi.
Il primo Aru, Ignazio, fu un buon ciclista degli anni 50-60, e nel Giro di Sardegna del 1958, il primo della serie lanciato dall'organizzatore cagliaritano Franco Pretti, ci fece per un attimo sognare con l'altro forte corridore sardo Giovanni Garau, ma quel Giro lo vinse niente meno che il mitico corridore belga Rik Van Looy.
Pretti in quegli anni costituì in Sardegna l'Audax con i migliori ciclisti sardi di quel momento: Ignazio Aru, Natale Pau, Francesco Musa e Giovanni Garau e il Giro di Sardegna fu per un lungo periodo una importante classica internazionale con la presenza di tutti i campioni del momento.
Il Giro di Sardegna durò dal 1958 al 1983 e fu vinto da grandi campioni come il citato Van Looy, che in Sardegna si allenava con la sua squadra attratto dal suo mite clima, Pambianco, Adorni, Anquetil,, Merckx, Basso, De Wlaaeminck, Maertens, e Saronni. Ricordo, non vorrei sbagliare l'anno, la grande emozione che provai proprio nel 1958 a San Gavino Monreale al solo posare la mia mano di dodicenne sulla schiena di Gastone Nencini alla partenza di una tappa.
La città di Alghero fu ovviamente una tappa obbligata del Giro di Sardegna. Quando fu asfaltata, nei primi degli anni '60, la salita del colle El Tro' e con essa l'attuale via della Resistenza, la stessa Alghero fu sede di un circuito di gara nel quale i migliori ciclisti del mondo si diedero battaglia più volte .
Ricordo in proposito un episodio (una tappa del Giro di Sardegna o forse una importante kermesse ciclistica) cui assistetti stando comodamente affacciato nella mia casa di Piazza della Mercede con finestre sulla via Giovanni XXIII: un giovanissimo e già promettente corridore, un certo Eddy Merckx, non so se mi spiego, forò la ruota e dovette inseguire il gruppo per due o tre giri. Rammento che, nel vederlo sfrecciare tutto solo lungo la via Giovanni XXIII per poi voltare in discesa nella via XX Settembre, lo paragonai ad una motocicletta, tanta era la sua velocità e la sua posizione aerodinamica in sella. Per dirla come l'ineguagliabile Sergio Zavoli, quando passava lui era come se i rumori di sottofondo si attenuassero d'un colpo perché potesse udirsi solo il sibilo di quell'ineguagliabile atleta mentre fendeva l'aria.
Uno spettacolo, quello del giovane Mercks inseguitore, che avrei citato, da Assessore regionale ad interim allo sport, agli organizzatori del Giro d'Italia in una bella serata di maggio del 2007 nella sala convegni della chiesa di San Francesco ad Alghero, nella quale la Regione presentava una delle tre tappe volute allora dalla giunta regionale, la Tempio - Bosa che sarebbe transitata ad Alghero. Merckx fu davvero un ciclista-motocicletta, come pensai allora, e vinse poi tutto ciò che si poteva vincere e lo fece non una ma varie volte. Per fermarci al Giro di Sardegna il grande ciclista fu vincitore addirittura in quattro edizioni, 1968, 1971, 1973 e 1975.
Ignazio Aru, dunque, con la sua impresa di oggi al Giro d'Italia ha generato in me questi vivi ricordi del ciclismo del passato in Sardegna. Per un attimo ho messo da parte tutto il vociare delle elezioni europee e di quelle comunali di questo periodo, in primis Alghero e Sassari.
Lo sport, sopratutto il ciclismo, genera queste forti emozioni e riesce ad attenuare, per un attimo ed è giusto che così sia, le tensioni politiche e sociali del momento. Come non dimenticare, in proposito, l'impresa di Gino Bartali sulle montagne del Tour de France nel luglio del 1948 che riuscì a stemperare quel clima da guerra civile generato in Italia dall'attentato a Togliatti del 14 luglio 1948.
Un grande in bocca al lupo a Fabio Aru e alla nostra Sardegna che chissà che non possa riavere, un giorno, il suo bel Giro di Sardegna, con Alghero sede di tappa e base per gli allenamenti invernali delle squadre, con tutti i più grandi campioni a far sognare i più giovani ed a generare, in chi certe emozioni ha già vissuto, questi teneri e partecipati ricordi.
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