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I volontari del verde
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Tonio Mura |
Chiamo così, infatti, quei cittadini che attrezzati di buona volontà e di zappa, si sono dedicati e si dedicano a fare quello che ormai il personale del Comune non fa da tempo, cioè la cura degli spazi verdi pubblici.
Essi sono l’espressione più autentica di quelli che alle parole, comprese le lamentele, preferiscono il fare. Sono quelli che hanno incanalato il disgusto e la rabbia in un’azione che ha dello straordinario e del rivoluzionario, perché rompe gli schemi e rappresenta una forma di protesta pacifica e utile alla comunità. Alla base della scelta di curare le aiuole pubbliche fronte casa, o addirittura parte della passeggiata Barcellona (ma anche gli spazi verdi delle case popolari di S.Agostino o i giardini pubblici di via Vittorio Emanuele), c’è il desiderio di vivere in una città accogliente, dove il verde non è solo una componente estetica dell’arredo urbano ma quel contatto con gli elementi della natura che anche dentro una città hanno la forza di generare armonia e benessere. Succede con le piante che curiamo in casa, con gli animali domestici, quando approfittando di una bella giornata di sole percorriamo il lungomare. Il senso civico di questi volontari sta nell’aver intuito che non si può essere spettatori passivi, e che una parte del tempo libero può essere usata per rimediare ai disastri provocati dalla mancanza di programmazione amministrativa, specialmente per quanto riguarda la cura e la tutela del verde pubblico.
Questo non significa creare una forma di complicità con chi non decide, non fa o non può fare. Semplicemente esprime il desiderio di risvegliare le coscienze, di denunciare con un’azione insolita (e sino a ieri imprevista) il disagio che tutta la città vive.
Ma l’analisi non può fermarsi qui. Lo dico perché è in questi momenti di partecipazione che bisogna dare un senso anche ai gesti spontanei, per far emergere il loro valore sociale, specialmente nel caso di cui si tratta. Di fatto questi cittadini hanno manifestato delle esigenze: la prima, quella di vivere in una città decorosa. La seconda, quella di rendersi in qualche modo utili socialmente, esprimendo un forte senso di appartenenza e di comunità. Questa seconda esigenza è quella che storicamente parlando si riconosce nel fenomeno del volontariato, ed è stata strutturata in associazioni e registri, riconoscendone l’indiscutibile valore. Vedo interessante la prospettiva di associazioni di volontari del verde, che non hanno il compito di sostituire i giardinieri del Comune ma quello di far crescere la sensibilità dei cittadini, di abbellire con piante e fiori la città, di prendersi cura di alcuni spazi verdi per renderli più accoglienti e fruibili.
Fossi un amministratore della città cercherei subito un contatto con queste associazioni, per programmare insieme e per sostenere le varie iniziative. Lo dico consapevole del fatto che molti di quelli che si sono dedicati e si dedicano volontariamente alla messa in ordine degli spazi verdi pubblici, spesso non tollerano la presenza dei politici e ancor meno le strumentalizzazioni di cui la politica è capace. Ma per quanto il lavoro di questi volontari sia più di fatica che di pericolo, ritengo sia una grave distrazione quella del responsabile della cosa pubblica che non sia in grado di dare delle regole a questa forma di partecipazione, per farla maturare e passare dallo spontaneismo alla quotidianità. Non solo: ci sono anche delle criticità che solo una buona amministrazione può risolvere. Faccio un esempio: se un volontario del verde, di quelli appartenenti ai gruppi spontanei non formalizzati, si fa male mentre svolge la sua opera per la cura di un’aiuola, cosa succede? Basterebbe semplicemente la puntura di un insetto a un soggetto allergico, e la cosa si farebbe subito seria! E’ evidente, quindi, che tra le altre cose il problema della copertura assicurativa non è assolutamente secondario, così come non sarebbe giusto chiedere ai volontari di far fronte anche a questo genere di spese. Mi preoccuperei di affiancare queste associazioni a personale esperto, compresi i giardinieri comunali e la guardia forestale, che le guidi e le faccia crescere anche professionalmente. La scelta della varietà delle piante non è indifferente, così come la potatura degli arbusti. Va gestito correttamente anche l’uso dell’acqua e le innaffiature, bisogna decidere cosa fare e/o dove conferire gli scarti. C’è un tema di coordinamento da non sottovalutare. Come mi piacerebbe che prendesse finalmente piede un’altra vecchia idea che circola da tempo in città: quella di creare gli orti comunali, piccoli spazi agricoli affidati a volontari per la produzione di ortaggi e frutta ad uso casalingo. A Maria Pia ci sarebbero aree sufficienti per decine di nuovi pollici verdi.
Credo, infine, che le esperienze di questi volontari debbano essere dimensionate ai territori, collegate magari ai preesistenti comitati di quartiere, affinché si realizzi un altro degli obiettivi dell’azione sociale, cioè il lavoro di rete, la cura delle relazioni, l’integrazione delle diverse competenze in vista di obiettivi che sono condivisi e in funzione del bene comune.
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